la logica
non parlo mai di attualità o almeno non esplicitamente, lo faccio in modo naturale, penso sia inutile concedere del tempo a eventi che devono essere filtrati dalla storia e dal pensiero comune per dargli la giusta importanza o senza remore farli finire nel dimenticatoio, come è inutile parlare di persone che non danno nessun contributo alla cultura personale. mia almeno.. quindi non li tengo nemmeno in considerazione, i salotti politici mi fanno orrore e le trasmissioni che pretendono di discutere (anche questo termine è caduto in disuso nel suo significato originario) di politica o di eventi di attualità non danno nessuna crescita al mio essere. limito il mio pensare a una attenta raccolta di fatti, impressioni e reazioni ad un determinato evento.
non leggo autori contemporanei e nemmeno editorialisti importanti, limito il mio riflettere, cerco di farlo in privato e mi rintano a leggere e apprezzare scrittori lontanti per tempo da noi e con mentalità e impressioni diverse dalle nostre. da questa logica di potere che si è andata a creare così profondamente non solo nei capi di stato, come era sempre successo, ma anche nel pensare comune della gente, come se ogni singolo individuo si sentisse investito di un potere temporale.
il mio voler essere distante da tutto ciò è solo una questione di indifferenza per il potere. lo snobbo, vorrei tenerlo più distante possibile, e non manifestare è la mia scelta. essere lontano da tutto ciò che potrebbe un giorno farmi pensare logicamente giusta una guerra piuttosto che un altra. da tutto ciò che potrebbe farmi pensare qualsiasi cosa logicamente.
ripesco nel mio essere più profondo un modo ontologico di riflettere. un riflettere sull'essenza delle cose, indipendente dal suo manifestarsi fenomenico(ciò che è visibile).