non esiste un tempo infame a cui declinare
la colpa
sento il peso di non essere artefice
ma come tutti artificio
a cui ricorrere per declassare colpe di altri.
stavo seduto all’ombra di un’immagine
e mentre fuori non piove
avverto l’umidità pregnante delle solite parole
per spiegare la stagnante freschezza dei vostri sorrisi
continuano a discutere sulla velocità
che presto o tardi mi divertirà.
Assecondo la subitanea instabilità
che porta ad un vortice di sillabe slegate.
è nell’ingoio che cala il silenzio
anche quando la mente non mi dice più
di cosa parla il mio io
e si ammala di tristezza il mio vero Dio.
lo attendo in questo soppalco,
dilaniato dagli anni poveri dei miei avi
ha visto felici suoni di ocarine
armonie semplici di uomini semplici
il vuoto mi scansa, prendendo il mio posto,
per voi è lo stesso.
Subscribe to Post Comments [Atom]
Subscribe to
Posts [Atom]