oggi è lunedì
assembela nella mia mente..oggi ci si pone il problema...che fare? non è panico quello che sento,avverto una certa stitichezza nei confronti della vita.cioè non riesco a liberarmene come vorrei,liberarmi dei pezzi molli e inutili, quelli che ti fan venire mal di pancia. mi chiedo, si chiedono le varie parti di me,(o quelle avariate?), se in effetti la vita è un continuo succedersi di periodi riflessivi e periodi "di vita". la memoria ritorna a sviscerare le varie successioni di fatti ma, sarà per il ritorno di fiamma, mi viene da piangere. credo di essere in un periodo "di vita", non sento di essere profondo...al massimo cerco la profondità negli altri. ma mi scontro perchè gran parte delle cose che dico non trovano approvazione, perchè le dico male e in fretta. allora non dico nulla di nuovo e mi adagio sulle poche e serie convinzioni che ho creato nel precedente periodo riflessivo.questo continuo rendersi parte di qualcosa, mi scoraggia.
ieri mattina mi son alzato dal letto. l'avevo capito subito che era una mattina stanca, guardando lo specchio, e forse lo sarebbe stata tutta la giornata. infatti ieri nulla è stato fatto da me, a parte rifocillarmi e studiare un'ora con il pensiero di dover fare qualcos' altro. alla sera ho visto crash, film vincitore di premio oscar come miglior film. la fiera dei buoni sentimenti sotto una coltre di razzismo. i buoni sono i cattivi e i cattivi sono i buoni. gli errori dei padri devono essere previsti dai figli. le donne borghesi americane sono delle zoccole prepotenti e gli uomini degli smidollati succubi. a me è piaciuto. troppo forzato però. tutto questo odio razziale mi ha messo un pò a disagio all'inizio e pensavo in un film stupendo. l'ultima parte del film non mi ha convinto. anche se son sicuro per molti sarà stata la miglior parte. stasera film di Verdone. non credo mi sforzerò di commnentarlo.
finita la parte da critico che mi piace molto poco, inizio con quella di idiota, lo so marco che non pensi ci sia molta differenza. dicevo prima che ieri era un giornata stanca e in mattinata ho scritto queste righe, giusto per spiegare la situazione.
rileggo i pensieri che fluttuano nell'aria
e rifletto le ginocchia stanche,
sfortuna vuole che non ci sia birra
stamattina, con questi postumi
bevo analcolico e spero in una visita
anche in una violenza spenta
una telefonata sfigata di Grazia
la mia prima donna.
rimango seduto sul letto
guardandomi i piedi e rollo, rollo, rollo
la camera è gas, fumo e colore scuro.
il mio rollare si accende di nuovo
penso per la quarta volta;
queste ore mattutine fumose sono appaganti,
è la serietà dello specchio
che me lo fa credere. e voglio uscire
ma mi blocco, su questo blocco scrivo
con fogli di carta:
è il mio mal di testa, la carta che ho.
vorrei una visita, anche una violenza,
fisica più che altro.
schiacciami la testa, madonna mia,
una subitanea mancanza di rispetto
verso me stesso, mi dico al vetro del bagno.
continua...
non esiste un tempo infame a cui declinare
la colpa
sento il peso di non essere artefice
ma come tutti artificio
a cui ricorrere per declassare colpe di altri.
stavo seduto all’ombra di un’immagine
e mentre fuori non piove
avverto l’umidità pregnante delle solite parole
per spiegare la stagnante freschezza dei vostri sorrisi
continuano a discutere sulla velocità
che presto o tardi mi divertirà.
Assecondo la subitanea instabilità
che porta ad un vortice di sillabe slegate.
è nell’ingoio che cala il silenzio
anche quando la mente non mi dice più
di cosa parla il mio io
e si ammala di tristezza il mio vero Dio.
lo attendo in questo soppalco,
dilaniato dagli anni poveri dei miei avi
ha visto felici suoni di ocarine
armonie semplici di uomini semplici
il vuoto mi scansa, prendendo il mio posto,
per voi è lo stesso.
si ammala di tristezza
la mano pulsante della città mi riattiva il cuore
mentre tutto il resto lo risucchia nel delirio
attraversavo indifferente le strade in cui
la luce dei lampioni offusca il buio.
mi perseguitava la volontà di sopportare il prorompente
scivolare di sguardi assenti nella notte,
ma ancora più latitanti durante il giorno.
sorrido perché il mondo non mi aiuterà,
intento com’è a giustiziare la sensibilità dei poeti
e ad esaltare la superba solitudine degli impiegati,
talmente vuoti di spirito da emozionarsi per stupidi
intrattenimenti telematici .
sorrido perché nemmeno tu mi aiuterai,
imprigionato nel servilismo assente
in cui godi e sollazzi il tuo ego.
spero che un giorno il movimento mi stupirà
non per quello che offrirà
ma per la noia che finalmente ucciderà.
se è il pensiero che conta...tu conti molto per me