finita la sigaretta, che, come al solito, era la decima della giornata, decisi di partire, per i soliti dieci minuti di tragitto in macchina per tornare a casa. quella strada sempre uguale mi dava la nausea, soprattutto a quell'ora d'inverno che tutto sembrava immobile. accelerai per dare una scossa a quei dieci minuti e mi ritrovai a sorridere da solo pensando a quanto fosse inutile il mio tentativo di voler laciarmi indietro la mia solita routine. ripensai da quanto tempo era così. il fatto è che ci pensavo un giorno si e uno no. e ogni volta mi ripromettevo che non poteva andare avanti così. all'inzio il lavoro mi piaceva. soprattutto il dieci del mese, ma poi mi accorsi che la soddisfazione dei soldi era effimera. serviva per calmare la voglia di essere unici. serviva per uniformare le mie considerazioni sulla vita, a sentirmi parte di un mondo a cui non appartenevo. queste sono considerazioni che faccio un giorno si e uno no.
parcheggiai la macchina nel posto proprio sotto il lampione, unicamente per la luce, così mi aiutava nel trovare la serratura nello sportello senza dover toccare il metallo andando a tentoni.
"cazzo, c'è anche vento" dissi al buio del resto del parcheggio. un venticello gelido come un gelato spalmato in viso mi colpì e sentii naso, guance e gola assiderare.stringendo gli occhi, mi avvicinai al portone e lo aprii. questa volta andando a tentoni.