Vincent blog
Tuesday, January 31, 2006
  due Settembre
seduti in macchina, io guido, tu vicina a me mi tieni la mano. proprio tu dopo due settimane che non ci vediamo nè sentiamo, sei lì seduta che osservi il paesaggio attorno all'autostrada. è stato difficile restare senza di te, in città dove, lo sai, nulla mi piace. due settiamne di tregua in cui pensare mi faceva male. accendevo la televisione per non pensare, per stare fermo ad ascoltare gente che parlava, pensava e agiva al posto mio, rinchiuso nella stanza di cartapesta che mi sono creato. perchè te ne sei andata non lo so, e penso non lo vorrò mai sapere, ma ora sei felice, e questo mi basta.
ti eri alzata dal letto e te ne eri andata dicendomi di non cercarti, che sarebbe stato inutile, io ho fatto quello che mi avevi detto, anche questa volta. la cosa importante è che sei qui, vicino a me, ora.
un'auto ci supera a velocità pazzesca,sfiorandoci, ma tu non fai una piega, immobile osservi le montagne innevate che a me piacciono tantissimo. perchè al neve soffice assomiglia così tanto alla tua pelle e ogni volta che la vedo penso a te, alle tue carezze, alle tue labbra sottili e ai tuoi occhi verdi, alle mani affusolate, ai tuoi capelli che disegnano il capolavoro del tuo dolcissimo viso.
e ora sei qui, accanto a me, dopo due settimane che non ti parlo e non ti sento.
e lo sai anche tu che non c'è nulla da dire, che ogni cosa che direi potrebbe ferirti o farti rimanere felice, il passo è breve, sempre quando si ama. è meglio stare qui in silenzio, con mille pensieri ma non dirne nessuno, con te vicino che guardi il cielo, le montagne e ogni tanto ti giri a guardarmi e sorridi.
perchè è così che voglio vivere, perchè è così che ogni uomo vorrebbe vivire, insieme alla donna che ama, e lo fa capire in ogni sorriso, in ogni cosa che dice o che non dice.
le tue labbra si muovono e magicamente ascolto il suono della tua voce che recita una poesia che ti ho scritto tempo fa, e non sapevo la ricordassi a memoria.vedo i tuoi occhi diventare umidi e una lacrima scorre sulla tua guancia lasciando una scia che brilla e lentamente arriva alle tue labbra. osservo un movimento della tua lingua, impercettibile, ma infinitamente sensuale, che passa sulle labbra. ti avvicini a me e mi baci.
 
Monday, January 30, 2006
  e non riscalda

E NON RISCALDA

il fuoco è pallido
placato sotto la coltre
spessa delle bugie
e sono incazzato
brucia il colore del peccato
e non riscalda
brucia l’amarezza che non vuoi,
brucia tutto intorno
e non riscalda.
l’armata è giunta
ha distrutto al suo passaggio
nessuna casa ha più calore,
hai perso tuo padre.
e la chiamano pace
questa guerra.
l’ostinarsi a sperare
è morto ormai
e vivi indifferente
non ha senso lottare
le persone lontane muoiono
quelle vicine non amano
avverti disperazione
nei tuoi occhi di fanciullo
che si ostina ad essere
insensibile al dominio
in lui giace la rivolta
in quel fuoco pallido
che latita in te
e brucia ora come mai
brucia e non muore mai
nemmeno nel relitto di mondo
in cui e costretto a vivere
dove l’amore non esiste
è solo voglia di farsi amare.

 
Sunday, January 29, 2006
 
c'era un odore nuovo nel palazzo. c'era un odore nuovo quasi ogni giorno, variava con le specialità etniche dell'inquilina del secondo piano. giunsi al primo piano e passai la porta blindata dei cognugi Zamperla, i quali erano le persone più simpatiche del palazzo. da qualche tempo, non ricordo quanto nemmeno sforzandomi, avevano acquistato i due appartamenti del primo piano e, in due, avevano duecentosessanta metri quadri, senza figli, neppure fuori casa. altri gradini e al secondo piano l'odore si faceva quasi insopportibile. non capivo come Marco, un impiegato di banca, riuscisse a sopportare la nuova moda della signora Etnica, sempre stata patita di cazzate mondiali ma adesso incentrata su schifezze da mangiare non italiane. il terzo piano era senza dubbio il piano misterioso. un appartamento era disabitato, o almeno io non avevo mai visto nessuno, in quello di fronte ci sopravviveva Martina, ex signora di non so che signore, anche se lei non lo considerava tale. impiegata in qualche ufficio, donna tra donne. come ho detto sopravviveva e ogni tanto vedevo qualche uomo aggirarsi da lei. il quarto piano era il mio, che, da solo occupavo duecentotrenta metri quadri. finalmente entrai in casa, erano le nove e venti, quasi. odiai l'orologio in quel momento. mi buttai sul divano con il vasetto di maionese e del pane. acqua da bere. cominciai a leggere le "notti bianche" intervallate da pause per gli spuntini. in dieci minuti mi accorsi che non ce la facevo più, nè a leggere nè a mangiare, chiusi il libro, spensi la luce e cominciai a fissare il buio. quasi sperando che si tramutasse in vuoto.
 
Thursday, January 26, 2006
 
finita la sigaretta, che, come al solito, era la decima della giornata, decisi di partire, per i soliti dieci minuti di tragitto in macchina per tornare a casa. quella strada sempre uguale mi dava la nausea, soprattutto a quell'ora d'inverno che tutto sembrava immobile. accelerai per dare una scossa a quei dieci minuti e mi ritrovai a sorridere da solo pensando a quanto fosse inutile il mio tentativo di voler laciarmi indietro la mia solita routine. ripensai da quanto tempo era così. il fatto è che ci pensavo un giorno si e uno no. e ogni volta mi ripromettevo che non poteva andare avanti così. all'inzio il lavoro mi piaceva. soprattutto il dieci del mese, ma poi mi accorsi che la soddisfazione dei soldi era effimera. serviva per calmare la voglia di essere unici. serviva per uniformare le mie considerazioni sulla vita, a sentirmi parte di un mondo a cui non appartenevo. queste sono considerazioni che faccio un giorno si e uno no.
parcheggiai la macchina nel posto proprio sotto il lampione, unicamente per la luce, così mi aiutava nel trovare la serratura nello sportello senza dover toccare il metallo andando a tentoni.
"cazzo, c'è anche vento" dissi al buio del resto del parcheggio. un venticello gelido come un gelato spalmato in viso mi colpì e sentii naso, guance e gola assiderare.stringendo gli occhi, mi avvicinai al portone e lo aprii. questa volta andando a tentoni.
 
Wednesday, January 25, 2006
  ritorno a casa
era ancora buio quando decisi di tornare a casa. scesi le scale che dall'ufficio portano all'esterno e aprii la porta. mi capitava solo in inverno di fare così tardi al lavoro e non riesco ancora a spiegarmi il perchè. non poteva esserci tanto lavoro d'estate che anche se finivo alle nove, il sole aveva ancora da tramontare?
queste mie riflessioni rimasero gelate nella mente, poichè il freddo pungente mi ibernò le idee e l'unica cosa che riuscivo a pensare era di arrivare alla macchina il più in fretta possibile. avevo le ossa inghiottite in una morsa, mi muovevo in fretta ma sentivo un'infinità di aghi all'interno dei muscoli, era difficile anche il movimento. arrivai alla macchina e scoprii che, come al solito era una ghiacciaia, la aprii e sbrinai il finestrino davanti con la carta di credito.
entrai in macchina e accesi il riscaldamento ma l'aria era ancora troppo fredda. attesi due minuti fumando una sigaretta al buio e al gelo aspettando che riscaldasse almeno un pò.
 
  second day
ed ecco giunto il secondo giorno di questo blog, ho imparato come si scrivono i post, non esiste un nome italiano per definirli. in questo mio spazio scriverò non molto di quello che mi capita, anche perchè non è molto interessante, ma piuttosto scriverò di quello che capita alla gente che immagino esista nella mia mente, quella protagonista dei raccontini che mi diverto a scrivere. magari li scriverò a puntate perchè uno intero rompe leggerlo tutto.
per ora rimando a domani che, intanto, trascrivo qualcosina.
 
Tuesday, January 24, 2006
 
buongiorno.. e così una mattina alle nove mi ritrovo ad avere un blog senza sapere bene come si usi.
 

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